L’importanza del gruppo

Salve a tutti, con questa lettera vogliamo raccontare come abbiamo vissuto la quarantena nella Comunità Educativa Sestante. Viviamo in questa Comunità di Villaluce da circa 4 anni: essendo una realtà diversa e a volte poco considerata, ci tenevamo a far conoscere anche il nostro vissuto.

Come tutti sappiamo, il lockdown è stato un momento difficile e molto strano per tutti. Nonostante i mesi trascorsi completamente lontane dai nostri famigliari e amici siano stati duri, abbiamo scoperto l’importanza del gruppo come supporto e riscoperto la bellezza delle piccole cose.

In questi mesi ci è capitato più volte di vedere quanto il gruppo fosse fondamentale: una delle ragazze, per esempio, ha avuto la sfortuna di avere una polmonite nel bel mezzo dell’epidemia, niente di collegato al virus in circolazione non preoccupatevi! In ogni caso, questa situazione ha fatto emergere il gruppo come fonte primaria di allegria e supporto. La ragazza è stata in isolamento durante la quarantena per evitare ogni contatto e le altre pur di aiutare la compagna facevano cambi di letti, mangiavano tutte in cucina, seppur piccola, e quando passavano dalla sala si fermavano a parlare con lei anche se attraverso la porta – come per dire: “Hey, io ci sono!”. Questo episodio forse è stato il più drastico, ma è per farvi capire come il gruppo, anche nelle situazioni più fastidiose e difficili, sia sempre stato capace di aiutare e supportare. Ad un certo punto della quarantena, però, stava diventando tutto troppo pesante: per esempio, stare sempre insieme alle stesse persone, seguire le video lezioni oppure il fatto di fare la psicoterapia in casa. Per quanto grande fosse la casa, infatti, non c’era abbastanza intimità per parlare liberamente delle nostre questioni private, anche se confrontandoci tra di noi abbiamo cercato di rispettare il più possibile ognuna gli spazi delle altre. Oltre alle cose difficili, abbiamo potuto scoprire tante parti di noi stesse, delle compagne e educatrici.

Crediamo che questa quarantena sia servita molto a farci riflettere e farci prendere una pausa dalla frenesia di Milano. Anche se a volte è stato davvero faticoso, abbiamo avuto il modo di fermarci e guardarci dentro e attorno. Prima di questa esperienza, avevamo smesso di credere nel gruppo e all’inizio della quarantena ci siamo un po’ isolate senza condividere le nostre fatiche. Portarsi tutti i pesi da soli però è difficile in qualsiasi caso e, proprio quando pensavamo che i rapporti fossero superficiali, le ragazze e le educatrici ci hanno dimostrato il contrario: dalla compagna che ti porta il caffè quando studi troppo, a quella che ti parla quando non riesci a dormire o quella che apposta ti stuzzica per farti un po’ ridere. Le educatrici hanno cercato di comprendere le nostre fatiche e parlarci anche una ad una e questo ha aiutato molto nel rapporto individuale con loro. Ci siamo aiutate, venute incontro e un po’ “modificate” a vicenda e la cosa più bella è che non l’abbiamo nemmeno fatto apposta: nella nostra spontaneità di fare dei piccoli gesti, ci siamo aiutate in grande.

Sicuramente sarà un anno che non dimenticheremo: se pensiamo alla quarantena ci vengono in mente le sere a ballare tra di noi, quelle a parlare di cose serie e non, i 2 compleanni festeggiati qui in casa, le risate, gli abbracci, i pianti.
Ci porteremo dentro tutto perché, per quanto faticosa, questa quarantena ci ha regalato e insegnato molto: siamo più consapevoli, sentiamo maggiormente l’affetto delle nostre compagne ed educatrici, viviamo la vita fuori diversamente e, tornando a casa, sappiamo che qualsiasi cosa possa succedere fuori, a Casa andrà tutto bene.

Un saluto dalle ragazze della Comunità Educativa Sestante.

Ce la faremo solo INSIEME!

La situazione che stiamo vivendo ha messo tutta la società civile in grande difficoltà. AGB Onlus non ferma la sua missione, ma si è dovuta ripensare per comprendere come affrontare una emergenza sanitaria che è diventata anche una devastante emergenza sociale!Per lo specifico servizio che offriamo in risposta ad un mandato sociale, umano, spirituale (comunità educative residenziali e neuropsichiatria infantile per adolescenti), l’attività non si può interrompere e continuiamo a portare avanti la nostra opera con ancora più dedizione e impegno di prima.

Per le più di 70 ragazze accolte in AGB – Villaluce, Casa del Sorriso ed Omada – “stare a casa” ha significato stare in Comunità o negli appartamenti sul territorio o negli alloggi verso l’autonomia con un nuovo gruppo di compagne di avventura e l’équipe di educatrici. Continuiamo a cercare di mettere in campo ogni sforzo per far vivere alle ragazze che accogliamo questo tempo sospeso in modo costruttivo, creativo, proficuo.
Non solo, è anche una occasione per affiancarle nel difficile compito di maturare responsabilità civili e sociali che fanno parte del nostro essere cittadine.
E noi, ci siamo chiestii, come viviamo il nostro “frattempo” nell’attesa che un qualche cosa cambi, nell’attesa di vedere uno spiraglio? Viviamo questo “frattempo” nella fede e nella speranza oppure siamo persone smarrite, impaurite, preoccupate, spaventate?
Questo “frattempo”, che speriamo di non dover mai più rivivere, quali scelte dolorose ma essenziali e necessarie ci ha costretto a compiere come comunità religiosa e come comunità educativa?

Come comunità educativa abbiamo scelto che gli operatori laici si spostassero il meno possibile e noi, ragazze e suore rimanessimo ferme nelle nostre Sezioni, chi in Omada, chi in Casa del Sorriso e chi in Villaluce. Tutti insieme, ragazze, operatori e suore, e soprattutto tutti gli educatori che sono le persone maggiormente coinvolte, abbiamo deciso di trasformare la residenzialità che prevede molta socializzazione, in stanzialità; scelta improrogabile sia dal punto di vista pedagogico che strutturale proprio perché dobbiamo “restare a casa”. E qual è la casa delle nostre 70 adolescenti che non hanno altra casa se non le comunità educative o la comunità di neuropsichiatria?
Questa difficile ed onerosa scelta ci ha dato la conferma e la dimostrazione dell’importanza del lavoro di rete che portiamo avanti da anni. Nessuno si è sentito costretto a fare questa scelta ma ognuno di noi l’ha fatta perché spinto da un forte aspetto motivazionale – l’amore verso le ragazze e l’amore per la propria professione e, per chi crede, l’amore per Gesù che in questo momento ci accompagna nella sofferenza. Abbiamo così dovuto predisporre una differente turnazione di tutti gli operatori i quali, a loro volta, hanno dovuto necessariamente “stravolgere” la propria vita privata. Solo qualcuno dei nostri operatori ha lavorato in smart working perché queste sono comunità educative, non uffici… ci sono ragazze, non carte. Così come agli operatori, un grossissimo sacrificio è stato richiesto anche a ciascuna ragazza che si è vista, dalla sera alla mattina – nel senso concreto del termine – obbligata a non poter più fare, come tutti, alcuno spostamento. 
Spazi strutturali e tutti i momenti della vita quotidiana sono stati riprogettati e rimodulati facendo sempre estrema attenzione ai vari decreti. Per le ragazze questo cambiamento ha significato una “sospensione di vita”, ben sapendo quanto siano preziose le ore nel tempo in cui gli adolescenti sono chiamati a crescere preparandosi ad una vita adulta, autonoma, consapevole.

Ogni giorno tutte le équipe educative si sono incontrate per organizzare con le ragazze, sempre uniche protagoniste, la giornata da trascorrere. L’istituzione scolastica, con le sue lezioni, compiti ed interrogazioni le ha tenute molto impegnate e di questo la ringraziamo; non tutte le settanta ragazze però avevano un Pc o uno smartphone a disposizione, ed allora ecco che i cellulari personali, e i cellulari di servizio sono diventati strumenti fondamentali, importantissimi. La presenza delle ragazze nei giardini, più o meno grandi, delle tre Sezioni viene gestita evitando assembramenti e regolamentando gli orari; si inventano gare con giochi da tavolo, gare di cucina, concorsi di fotografia, gare di ballo… L’incontro settimanale in cappella per una preghiera tiene conto anch’esso delle misure di sicurezza così da non privarci di questo spazio di incontro che fa un gran bene al cuore di ciascuna.
Ogni angolo della casa e delle comunità è dotato di igienizzanti, disinfettanti, guanti usa e getta, termometri per misurarsi la temperatura…e cartelli che dicono come bisogna comportarsi e spiegano la continua raccomandazione di lavarsi le mani più volte al giorno… Per fortuna che gli adolescenti amano la vita e queste misure igienico sanitarie vengono da loro vissute come una tutela per la loro salute. D’altra parte è così in tutto il mondo! A tutto il personale delle tre sezioni, AGB ha fornito i presidi di protezione e viene chiesto loro di utilizzarli. Così con la mascherina si è dovuto imparare a gestire la relazione solo con gli occhi; occhi che sono diventati sempre più espressivi perché devono sostituire la gestualità, l’abbraccio e la voce che non è più “quella di prima”, ma è velata anch’essa dalla mascherina e non esprime più, con la stessa tonalità di prima, la fermezza di un rimprovero o la gioia di una conquista. E per tutti, ragazze, operatori laici e religiose, responsabili di Sezione, quanta stanchezza emotiva, ma quanta creatività italiana e quanta certezza che “insieme ce la faremo!”

E ce la faremo anche perché le nostre ragazze sono delle grandi!

Emergenza covid 19

Emergenza Sanitaria = Emergenza Sociale

In questo momento così difficile e delicato, AGB Onlus non ferma la sua missione.

Infatti, per lo specifico servizio che offriamo in risposta ad un mandato sociale, umano, spirituale, l’attività non si può interrompere e continuiamo a portare avanti la nostra opera con ancora più dedizione e impegno di prima.
Per le più di 70 ragazze accolte in AGB –  Villaluce, Casa del Sorriso ed Omada –  “stare a casa” significa stare in Comunità o negli appartamenti sul territorio o negli alloggi verso l’autonomia, con un nuovo gruppo di compagne di avventura e l’équipe di educatrici.

La gestione dell’emergenza ci ha costretti a pensare a come sviluppare un sistema di precauzioni, a ripensare all’uso degli spazi, alla gestione del tempo, all’organizzazione delle attività scolastiche ed extra-scolastiche, alle strutturazioni delle équipe educativa, ad un modo diverso di relazionarci “come gruppo” senza dimenticare gli obiettivi dei Progetti personali di ciascuna giovane.
Questo ha comportato spese ingenti per la nostra Associazione, che ha voluto mettere in campo tutte le azioni possibili per tutelare la salute delle ragazze e delle educatrici: dalla dotazione di dispositivi di protezione individuale alla sanificazione degli spazi, dal potenziamento delle reti wi-fi all’acquisto di pc e tablet per permettere alle giovani di continuare a seguire i loro percorsi scolastici.

I costi che stiamo affrontando, sommati alle perdite derivanti dai mancati inserimenti in comunità e dalla diminuzione dei finanziamenti per nuovi progetti, determinano per noi una fase di grande difficoltà economica, da cui non sarà semplice riemergere.
Per continuare a portare avanti il nostro servizio permettendo alle ragazze allontanate dalla famiglia di avere una casa dove stare, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto.

AFFRONTIAMO UNITI QUESTA EMERGENZA SOCIALE, PER RICOSTRUIRE INSIEME UN FUTURO DI SPERANZA PER TUTTI E TUTTE.

Anche una piccola donazione è un grande gesto per noi

Cod.IBAN IT 34 I 05034 01631 0000 0001 2923

Banco BPM s.p.a

Causale: Emergenza Covid-19

Una buona collaborazione

Tra i nostri obiettivi educativi più importanti, e al tempo stesso più difficili, vi è quello di preparare le nostre ragazze adaffrontare il mondo del lavoro (che è il mondo degli adulti!).

Non possiamo attendere che compiano 18 anni per iniziare a farlo…dobbiamo cominciare quando sono ancora minorenni, affinché apprendano le competenze trasversali essenziali per potersi inserire, alla maggiore età, nel mondo del lavoro e nella società.

Grazie alla collaborazione con Albero del Pane, negli ultimi anni abbiamo potuto inserire le ragazze, non impegnate in un corso di studi, in stage presso la pasticceria Angolo Dolce. L’obiettivo è che si sperimentino e acquisiscano competenze quali la puntualità, la costanza, la precisione nello svolgere le mansioni, oltre a un corretto assetto relazionale con colleghi e responsabili. Inoltre le ragazze provano l’importanza di effettuare un lavoro che prevede rispetto e precisione.

L’Albero del Pane elargisce una retribuzione alle ragazze; è questo un aspetto essenziale perché, oltre a valorizzare il loro impegno, offre loro l’occasione di comprendere il valore del guadagno con la possibilità di accantonare un piccolo risparmio gestito con le loro educatrici. Per noi la collaborazione con l’Abero del Pane è un’opportunità preziosa, poiché non esistono possibilità analoghe di avviamento professionale per ragazze minorenni e studentesse.

Albero del Pane è una Cooperativa Sociale nata per permettere a giovani di ricreare le condizioni per potersi reinserire in percorsi scolastici e formativi, offrendo loro esperienze lavorative nel campo della produzione dolciaria

Un gemellaggio speciale

Venerdì 8 novembre la nostra Associazione ha avuto il privilegio di firmare l’Atto di Gemellaggio con altri Enti del Terzo Settore nel panorama milanese.

Oggi fanno parte di questo gruppo Fondazione Asilo Mariuccia, Società Umanitaria, Associazione Pane Quotidiano, Croce Rossa – Comitato Provinciale di Milano, Associazione City Angels, Villaggio della madre e del fanciullo, Fondazione Don Carlo Gnocchi, Istituto dei Ciechi di Milano, Associazione CAF, La Cordata Cooperativa Sociale, AGB Onlus.
Tutte istituzioni milanesi che hanno scelto come missione l’aiuto sollecito, la comprensione, la collaborazione generosa e la volontà di trovarsi insieme al servizio della comunità con al centro la persona. Luoghi che vogliono costruire la speranza del convivere sereno e di un futuro desiderabile per tutti.

Lo scopo di questo gemellaggio è creare una rete, sviluppare sinergie, mettere in comune le risorse in termini di conoscenza e strategie per il bene collettivo, pur mantenendo l’autonomia di ciascun Ente coinvolto.

La scuola oltre i confini

Prosegue la collaborazione di AGB Onlus con il C.I.D.I. (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Milano e gli altri 70 partner coinvolti nel progetto Oltre i confini. Un modello di scuola aperta al territorio, uno dei vincitori del Bando Adolescenza dell’Impresa Sociale Con i Bambini.

Il progetto mira a costruire un’alleanza educativa stabile tra scuola, studenti, famiglie e le risorse educative presenti sul territorio e si propone di affrontare la lotta alla dispersione con un approccio globale, basato su un intervento che ha come base l’offerta formativa integrata tra tutti i soggetti coinvolti.

L’anno appena trascorso ci ha visti impegnati in prima linea nella scuola secondaria di primo grado di via Scialoia, dove abbiamo proposto percorsi psicopedagogici sulle emozioni per gli studenti e incontri di supporto al ruolo educativo per genitori e docenti. Una bella esperienza che si svilupperà ulteriormente nel prossimo biennio!

Estate: per Villaluce quarta stagione educativa

L’estate a Villaluce non è solo divertimento, è molto di più! È crescita, scoperta, socializzazione, apprendimento. È una preziosa occasione per sperimentare esperienze spesso completamente nuove.

Dopo le fatiche dell’anno scolastico, che ha visto la promozione di un buon numero di ragazze, le giovani erano molto stanche, ma nello stesso tempo soddisfatte. Coloro che sono state “rimandate a settembre” si sono impegnate per recuperare e per colmare le lacune con l’aiuto dei volontari dello Spazio Giovani.

Le “prevacanze” sono arrivate quasi subito: la Comunità Educativa Libra, con l’équipe di educatrici al completo, è partita a giugno alla volta di Marina di Bibbona. Le educatrici e le ragazze hanno deciso di animare la vacanza con un gioco: si sono divise in due squadre, ognuna incaricata di compiti e sfide diverse. Ad esempio, una squadra si è preparata per fare da guida al gruppo durante la visita a Lucca, l’altra squadra è stata incaricata di presentare Pisa, e così hanno fatto anche con altri luoghi che il gruppo ha visitato. Tante sono state le attività, dalle lunghe biciclettate ai bagni in mare, che hanno visto “sfidarsi” le due squadre a suon di punti e penitenze.

A inizio luglio invece è stato il turno della “prevacanza” della Comunità Educativa Vela e di quella di Andromeda. Le ragazze di Vela, insieme alle loro educatrici, sono state in campeggio ad Ameglia (Liguria) godendosi la divertentissima animazione fornita dalla struttura: giochi, spettacoli e baby dance! La Comunità Educativa Andromeda ha scelto come destinazione un agriturismo semplice e accogliente, immerso nella natura dell’entroterra toscano, gestito da una fantastica nonnina che ha ospitato il gruppo con tanta cura e attenzione e si è molto affezionata alle ragazze: alla fine della vacanza, salutandole, si è commossa e le ha invitate a tornare ancora! Nella seconda metà di luglio, grazie all’ospitalità di un nostro amico Sacerdote, un intergruppo composto di 9 ragazze, 3 educatrici e un volontario ha vissuto l’opportunità di scoprire un’isola stupenda: l’Isola d’Elba!

Un secondo intergruppo è partito invece ad agosto per la Val Viola, dove una famiglia amica della nostra Associazione ha messo a disposizione la sua baita tra le montagne. Contemporaneamente il terzo intergruppo, composto dalle ragazze più grandi, è partito per un’esperienza di volontariato a Lourdes, presso la “Cité Saint-Pierre”, un luogo di accoglienza nato con l’obiettivo di ospitare le persone che, a causa dei pochi mezzi, non possono permettersi il costo di un albergo a Lourdes malgrado il loro profondo desiderio di soggiornare nel territorio dove è apparsa la Vergine Maria. La Cité è un luogo di fraternità per tutti, radicato nello spirito evangelico che presuppone accoglienza, gratuità, scambio, solidarietà, come Gesù li ha vissuti ed insegnati. Con questo spirito le nostre ragazze, accompagnate dalle educatrici, hanno fatto le volontarie in questa grande Casa, che ogni anno ospita 70.000 persone dal mondo intero.

Durante i periodi di permanenza a Milano, le ragazze sono state impegnate in programmi di studio personalizzati e di recupero materie scolastiche, sempre supportate dai volontari dello Spazio Giovani, e in gite e iniziative di un giorno fuori porta: al parco acquatico, a siti storici lombardi, a Stresa, al Mottarone…

Alcune ragazze inoltre si sono sperimentate anche in esperienze individuali: per esempio in campi estivi, o con le “famiglie amiche” di volontari, o presso i campi organizzati dall’Associazione Libera Contro le Mafie. Altre ragazze ancora hanno avuto l’opportunità di trascorrere qualche giorno con la propria famiglia. Infine, un numero significativo di giovani ha scelto di rimanere a Milano per svolgere uno stage estivo e per sviluppare le proprie competenze professionali.

Estate: una stagione per crescere!

L’estate a Villaluce non è solo divertimento, è molto di più!

Per le ragazze accolte infatti…

È CRESCITA, SCOPERTA, SOCIALIZZAZIONE, APPRENDIMENTO.



È una preziosa occasione per sperimentare esperienze spesso completamente nuove: gite culturali, l’apprendimento di una lingua straniera, tirocini, vacanze di gruppo, percorsi formativi, corsi sportivi.
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Associazione Gruppo di Betania Onlus

Iban: IT 70 A 08440 20400 0000 0002 8281 – Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza                              

Causale: attività estive 

Chi me lo fa fare!

Ha preso il via un nuovo cammino di formazione per i Volontari de “Il Melograno Onlus”, pensato per ravvivare la passione nel servizio alle nostre ragazze da parte di chi da anni o da pochi mesi offre tempo e amorevole dedizione. L’idea di rinnovarci è nata semplicemente dall’ascolto di ciascuno di loro. Ci siamo suddivisi in piccoli gruppi condotti dalla responsabile del Servizio di Volontariato e da altri educatori di AGB. Chi volesse aggiungersi è ancora in tempo! Ci raccontiamo esperienze passate e in corso, criticità ed elementi positivi, mettendo a fuoco i punti essenziali del modello educativo di Villaluce, aiutati da alcune indicazioni del Progetto Istituzionale di AGB e dagli strumenti di lavoro dei nostri educatori. Sono previsti anche momenti di confronto con esperienze o modelli educativi di altre realtà, che ci offriranno nuovi spunti di riflessione. Da dove partire? Dalla domanda di fondo che è necessario porci continuamente e che prima o poi anche le ragazze rivolgono ad ogni volontario: “Chi te lo fa fare?”.

Ecco alcuni pensieri emersi nei primi incontri:

“Il mio servizio a Villaluce? Potrei riassumerlo così: la gioia di condividere con un’adolescente un pezzetto di cammino verso la sua vita adulta (Laura).”

“Ogni volta torniamo a casa stracotti, non possiamo negarlo, ma non lo facciamo vedere, tantomeno ai figli… A loro diciamo che ci prendiamo il mercoledì sera come la nostra serata di coppia, come se Lucia ed io ce ne andassimo al ristorante o al cinema…Poi quello che facciamo è un affare nostro. E noi pensiamo che questa esperienza sia un’ottima occasione per non chiuderci nella nostra vita di famiglia ma allargare il cuore sull’umanità, e di sicuro per noi è un grande dono (Lucia e Servilio)”.

“Dio me lo fa fare. Ed è un dono. Io non ho grandi contatti con la realtà delle ragazze. Ma mi sento parte della loro vita. Magari in sordina caricando e scaricando derrate alimentari. Ma sapendo ed immaginando di aver umilmente partecipato alla gioia di vivere un pranzo o una cena in serenità. Noi della colletta alimentare siamo grati anche a quelli che preparano i bancali con attenzione e cura senza conoscere le realtà dove quei prodotti finiranno”. “Oggi il termine rete identifica una struttura intercomunicante diffusa, ma a volte spersonalizzata. Qui c’è di più. Qui io ho trovato comunione! Nei progetti, nell’organizzazione, nella struttura, nelle persone, ma soprattutto negli sguardi loro e nostri. Nel salutarci, nello scambiare due chiacchiere. Insomma nell’esserci. Perché lo faccio? Perché io sono come loro e le ragazze sono come me. Ognuno con le sue mansioni, ma tutti insieme parte di un unico progetto (Luca).”

Diario del nostro pellegrinaggio a Lourdes

Con questo “diario di bordo” le ragazze di Villaluce hanno voluto condividere i loro pensieri e il loro vissuto durante il pellegrinaggio a Lourdes.

Giovedì 28 marzo
Il nostro pellegrinaggio è iniziato alle 4 di un mattino di marzo, con partenza da Villaluce: siamo partite con i pranzi al sacco e il nostro zainetto fluorescente, uno a testa, regalato dalle educatrici. Siamo un gruppo molto particolare: ragazze, ex ragazze, operatori, volontari riempiono il pullman che ci avrebbe portato alla nostra destinazione. Il viaggio è lunghissimo (14 ore), ma tra pisolini, soste, giochi e lunghe conversazioni scorre abbastanza velocemente… Il momento più bello è stato quando Suor Brunella ha tirato fuori la chitarra e abbiamo cominciato a cantare tutte insieme. Gli adulti sono rimasti stupiti quando hanno visto che anche noi ragazze conosciamo canzoni come “Azzurro” e “Il gatto e la volpe”!

Alle otto di sera arriviamo a destinazione e ci rendiamo conto subito che non è un albergo ma un posto speciale, chiamato “Cité Saint-Pierre”. È un luogo di accoglienza, nato con l’obiettivo di ospitare le persone che, a causa dei pochi mezzi, non possono permettersi l’alloggio a Lourdes malgrado il loro profondo desiderio di raccogliersi nei luoghi di apparizione della Vergine Maria. È un luogo di fraternità per tutti, radicato nello spirito evangelico che presuppone accoglienza, gratuità, scambio, solidarietà, come Gesù stesso li ha vissuti ed insegnati. Con questo spirito i volontari ci accolgono per la cena, in questa casa che ogni anno ospita 70.000 persone dal mondo intero. Dopo cena e dopo la Messa, siamo crollate nei nostri letti… Che giornata lunga!

Venerdì 29 marzo
Ci svegliamo presto e, dopo la colazione, ci rechiamo alla cappella della Citè per la preghiera delle Lodi: ringraziamo della giornata che sta iniziando. Dopo la Messa, scendiamo in paese, al Santuario: entrare lì è emozionante, c’è un silenzio che dà un senso di pace… La prima meta della visita al Santuario sono le Piscine, è una tappa importante, immergersi nell’acqua che Bernadette ha trovato su invito della Madonna… L’acqua è davvero fredda (12 gradi!), le dame ti scortano nella tua passeggiata nella vasca sino in fondo, dove ti immergono sino al collo. Sarà l’emozione, sarà l’acqua fredda, ma è una sensazione davvero molto forte. Dopo facciamo un giro per visitare le chiese del Santuario. Risaliamo a Citè Saint Pierre per il pranzo e successivamente abbiamo una visita guidata della Citè. Alle 15.00 si riscende al santuario, andiamo a visitare la casa paterna di Bernadette (il Mulino di Bouly) e la casa il Cachot dove si sono trasferiti poiché rimasti in estrema povertà…infatti non è proprio una casa ma è una piccola porzione di carcere che è stato concesso alla famiglia Soubirous.

Iniziamo ad essere stanche perché per arrivare alle case abbiamo camminato molto. Tornate al Santuario abbiamo la nostra Messa alla Cripta del Santuario… ma ora siamo libere di fare shopping! È uno shopping particolare, non certo vestiti e trucchi, ma piccole Madonnine che possiamo andare a riempire con l’acqua benedetta. Risaliamo alla Citè, è l’ora della cena. Subito dopo cena ci ritroviamo per la nostra personale processione aux flambeaux. Qui è “bassa stagione”, quindi Lourdes è un po’ “tutta per noi”, è quasi deserta: questo ci aiuta a restare raccolti e vicini tra di noi. Noi ragazze non ne possiamo più di camminare!
L’idea di scendere con i flambeaux ci alletta, certo… ma poi si deve risalire!!! Suor Franca riconoscendo la nostra stanchezza ci promette che ci farà risalire con il taxi…allora andiamo!!!! Ma, alla fine, nessuna di noi ha voluto prendere il taxi, perché la fatica di camminare, pregare, stare, abbiamo voluto viverla insieme alle suore, agli operatori, agli amici di Villaluce….insieme nella fatica con un grande affetto che ci lega.

Sabato 30 marzo
Ci svegliamo alle 7.30, liberiamo le stanze e carichiamo le valigie sul pullman. Dopo la colazione abbiamo l’ultima Messa nella Cappella della Citè… Ciao Lourdes, Ciao Madonnina! Siamo tristi di partire, ma torneremo presto…
Sui muri della Citè, insieme alle riflessioni lasciate da tutti i pellegrini, abbiamo scritto alcune frasi: “abbiamo scoperto che camminare tanto, per giorni e giorni, accende la fede!!! Grazie per la vostra accoglienza”, “permanere nell’amore e rimanere fedeli agli insegnamenti di Dio come la pioggia feconda la terra e come gli animali riconoscono il dono della vita”.