L’importanza del gruppo

Salve a tutti, con questa lettera vogliamo raccontare come abbiamo vissuto la quarantena nella Comunità Educativa Sestante. Viviamo in questa Comunità di Villaluce da circa 4 anni: essendo una realtà diversa e a volte poco considerata, ci tenevamo a far conoscere anche il nostro vissuto.

Come tutti sappiamo, il lockdown è stato un momento difficile e molto strano per tutti. Nonostante i mesi trascorsi completamente lontane dai nostri famigliari e amici siano stati duri, abbiamo scoperto l’importanza del gruppo come supporto e riscoperto la bellezza delle piccole cose.

In questi mesi ci è capitato più volte di vedere quanto il gruppo fosse fondamentale: una delle ragazze, per esempio, ha avuto la sfortuna di avere una polmonite nel bel mezzo dell’epidemia, niente di collegato al virus in circolazione non preoccupatevi! In ogni caso, questa situazione ha fatto emergere il gruppo come fonte primaria di allegria e supporto. La ragazza è stata in isolamento durante la quarantena per evitare ogni contatto e le altre pur di aiutare la compagna facevano cambi di letti, mangiavano tutte in cucina, seppur piccola, e quando passavano dalla sala si fermavano a parlare con lei anche se attraverso la porta – come per dire: “Hey, io ci sono!”. Questo episodio forse è stato il più drastico, ma è per farvi capire come il gruppo, anche nelle situazioni più fastidiose e difficili, sia sempre stato capace di aiutare e supportare. Ad un certo punto della quarantena, però, stava diventando tutto troppo pesante: per esempio, stare sempre insieme alle stesse persone, seguire le video lezioni oppure il fatto di fare la psicoterapia in casa. Per quanto grande fosse la casa, infatti, non c’era abbastanza intimità per parlare liberamente delle nostre questioni private, anche se confrontandoci tra di noi abbiamo cercato di rispettare il più possibile ognuna gli spazi delle altre. Oltre alle cose difficili, abbiamo potuto scoprire tante parti di noi stesse, delle compagne e educatrici.

Crediamo che questa quarantena sia servita molto a farci riflettere e farci prendere una pausa dalla frenesia di Milano. Anche se a volte è stato davvero faticoso, abbiamo avuto il modo di fermarci e guardarci dentro e attorno. Prima di questa esperienza, avevamo smesso di credere nel gruppo e all’inizio della quarantena ci siamo un po’ isolate senza condividere le nostre fatiche. Portarsi tutti i pesi da soli però è difficile in qualsiasi caso e, proprio quando pensavamo che i rapporti fossero superficiali, le ragazze e le educatrici ci hanno dimostrato il contrario: dalla compagna che ti porta il caffè quando studi troppo, a quella che ti parla quando non riesci a dormire o quella che apposta ti stuzzica per farti un po’ ridere. Le educatrici hanno cercato di comprendere le nostre fatiche e parlarci anche una ad una e questo ha aiutato molto nel rapporto individuale con loro. Ci siamo aiutate, venute incontro e un po’ “modificate” a vicenda e la cosa più bella è che non l’abbiamo nemmeno fatto apposta: nella nostra spontaneità di fare dei piccoli gesti, ci siamo aiutate in grande.

Sicuramente sarà un anno che non dimenticheremo: se pensiamo alla quarantena ci vengono in mente le sere a ballare tra di noi, quelle a parlare di cose serie e non, i 2 compleanni festeggiati qui in casa, le risate, gli abbracci, i pianti.
Ci porteremo dentro tutto perché, per quanto faticosa, questa quarantena ci ha regalato e insegnato molto: siamo più consapevoli, sentiamo maggiormente l’affetto delle nostre compagne ed educatrici, viviamo la vita fuori diversamente e, tornando a casa, sappiamo che qualsiasi cosa possa succedere fuori, a Casa andrà tutto bene.

Un saluto dalle ragazze della Comunità Educativa Sestante.

In tempo di pandemia, parole straordinarie

Sul sagrato di una Piazza San Pietro completamente vuota, Papa Francesco è solo, all’imbrunire, sotto la fitta pioggia di una città colpita. Un’immagine mai vista prima. È il 27 marzo e l’Italia sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua Storia, sicuramente il più drammatico dalla seconda Guerra Mondiale: proprio qui ed ora il Papa, vicario di Cristo e messaggero di Dio, vuole far sentire la sua preghiera per un pianeta alle prese con un nemico invisibile. L’omelia, che si conclude con un atto di affidamento a Maria, ci ha colpito profondamente per il suo significato e per le forti, addolorate, straordinarie parole che Bergoglio ha usato per esprimerlo. Vogliamo ricordarne alcune con voi:

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera.  Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti.

Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. (…) Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. 
In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. (…)

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Ce la faremo solo INSIEME!

La situazione che stiamo vivendo ha messo tutta la società civile in grande difficoltà. AGB Onlus non ferma la sua missione, ma si è dovuta ripensare per comprendere come affrontare una emergenza sanitaria che è diventata anche una devastante emergenza sociale!Per lo specifico servizio che offriamo in risposta ad un mandato sociale, umano, spirituale (comunità educative residenziali e neuropsichiatria infantile per adolescenti), l’attività non si può interrompere e continuiamo a portare avanti la nostra opera con ancora più dedizione e impegno di prima.

Per le più di 70 ragazze accolte in AGB – Villaluce, Casa del Sorriso ed Omada – “stare a casa” ha significato stare in Comunità o negli appartamenti sul territorio o negli alloggi verso l’autonomia con un nuovo gruppo di compagne di avventura e l’équipe di educatrici. Continuiamo a cercare di mettere in campo ogni sforzo per far vivere alle ragazze che accogliamo questo tempo sospeso in modo costruttivo, creativo, proficuo.
Non solo, è anche una occasione per affiancarle nel difficile compito di maturare responsabilità civili e sociali che fanno parte del nostro essere cittadine.
E noi, ci siamo chiestii, come viviamo il nostro “frattempo” nell’attesa che un qualche cosa cambi, nell’attesa di vedere uno spiraglio? Viviamo questo “frattempo” nella fede e nella speranza oppure siamo persone smarrite, impaurite, preoccupate, spaventate?
Questo “frattempo”, che speriamo di non dover mai più rivivere, quali scelte dolorose ma essenziali e necessarie ci ha costretto a compiere come comunità religiosa e come comunità educativa?

Come comunità educativa abbiamo scelto che gli operatori laici si spostassero il meno possibile e noi, ragazze e suore rimanessimo ferme nelle nostre Sezioni, chi in Omada, chi in Casa del Sorriso e chi in Villaluce. Tutti insieme, ragazze, operatori e suore, e soprattutto tutti gli educatori che sono le persone maggiormente coinvolte, abbiamo deciso di trasformare la residenzialità che prevede molta socializzazione, in stanzialità; scelta improrogabile sia dal punto di vista pedagogico che strutturale proprio perché dobbiamo “restare a casa”. E qual è la casa delle nostre 70 adolescenti che non hanno altra casa se non le comunità educative o la comunità di neuropsichiatria?
Questa difficile ed onerosa scelta ci ha dato la conferma e la dimostrazione dell’importanza del lavoro di rete che portiamo avanti da anni. Nessuno si è sentito costretto a fare questa scelta ma ognuno di noi l’ha fatta perché spinto da un forte aspetto motivazionale – l’amore verso le ragazze e l’amore per la propria professione e, per chi crede, l’amore per Gesù che in questo momento ci accompagna nella sofferenza. Abbiamo così dovuto predisporre una differente turnazione di tutti gli operatori i quali, a loro volta, hanno dovuto necessariamente “stravolgere” la propria vita privata. Solo qualcuno dei nostri operatori ha lavorato in smart working perché queste sono comunità educative, non uffici… ci sono ragazze, non carte. Così come agli operatori, un grossissimo sacrificio è stato richiesto anche a ciascuna ragazza che si è vista, dalla sera alla mattina – nel senso concreto del termine – obbligata a non poter più fare, come tutti, alcuno spostamento. 
Spazi strutturali e tutti i momenti della vita quotidiana sono stati riprogettati e rimodulati facendo sempre estrema attenzione ai vari decreti. Per le ragazze questo cambiamento ha significato una “sospensione di vita”, ben sapendo quanto siano preziose le ore nel tempo in cui gli adolescenti sono chiamati a crescere preparandosi ad una vita adulta, autonoma, consapevole.

Ogni giorno tutte le équipe educative si sono incontrate per organizzare con le ragazze, sempre uniche protagoniste, la giornata da trascorrere. L’istituzione scolastica, con le sue lezioni, compiti ed interrogazioni le ha tenute molto impegnate e di questo la ringraziamo; non tutte le settanta ragazze però avevano un Pc o uno smartphone a disposizione, ed allora ecco che i cellulari personali, e i cellulari di servizio sono diventati strumenti fondamentali, importantissimi. La presenza delle ragazze nei giardini, più o meno grandi, delle tre Sezioni viene gestita evitando assembramenti e regolamentando gli orari; si inventano gare con giochi da tavolo, gare di cucina, concorsi di fotografia, gare di ballo… L’incontro settimanale in cappella per una preghiera tiene conto anch’esso delle misure di sicurezza così da non privarci di questo spazio di incontro che fa un gran bene al cuore di ciascuna.
Ogni angolo della casa e delle comunità è dotato di igienizzanti, disinfettanti, guanti usa e getta, termometri per misurarsi la temperatura…e cartelli che dicono come bisogna comportarsi e spiegano la continua raccomandazione di lavarsi le mani più volte al giorno… Per fortuna che gli adolescenti amano la vita e queste misure igienico sanitarie vengono da loro vissute come una tutela per la loro salute. D’altra parte è così in tutto il mondo! A tutto il personale delle tre sezioni, AGB ha fornito i presidi di protezione e viene chiesto loro di utilizzarli. Così con la mascherina si è dovuto imparare a gestire la relazione solo con gli occhi; occhi che sono diventati sempre più espressivi perché devono sostituire la gestualità, l’abbraccio e la voce che non è più “quella di prima”, ma è velata anch’essa dalla mascherina e non esprime più, con la stessa tonalità di prima, la fermezza di un rimprovero o la gioia di una conquista. E per tutti, ragazze, operatori laici e religiose, responsabili di Sezione, quanta stanchezza emotiva, ma quanta creatività italiana e quanta certezza che “insieme ce la faremo!”

E ce la faremo anche perché le nostre ragazze sono delle grandi!

Emergenza covid 19

Emergenza Sanitaria = Emergenza Sociale

In questo momento così difficile e delicato, AGB Onlus non ferma la sua missione.

Infatti, per lo specifico servizio che offriamo in risposta ad un mandato sociale, umano, spirituale, l’attività non si può interrompere e continuiamo a portare avanti la nostra opera con ancora più dedizione e impegno di prima.
Per le più di 70 ragazze accolte in AGB –  Villaluce, Casa del Sorriso ed Omada –  “stare a casa” significa stare in Comunità o negli appartamenti sul territorio o negli alloggi verso l’autonomia, con un nuovo gruppo di compagne di avventura e l’équipe di educatrici.

La gestione dell’emergenza ci ha costretti a pensare a come sviluppare un sistema di precauzioni, a ripensare all’uso degli spazi, alla gestione del tempo, all’organizzazione delle attività scolastiche ed extra-scolastiche, alle strutturazioni delle équipe educativa, ad un modo diverso di relazionarci “come gruppo” senza dimenticare gli obiettivi dei Progetti personali di ciascuna giovane.
Questo ha comportato spese ingenti per la nostra Associazione, che ha voluto mettere in campo tutte le azioni possibili per tutelare la salute delle ragazze e delle educatrici: dalla dotazione di dispositivi di protezione individuale alla sanificazione degli spazi, dal potenziamento delle reti wi-fi all’acquisto di pc e tablet per permettere alle giovani di continuare a seguire i loro percorsi scolastici.

I costi che stiamo affrontando, sommati alle perdite derivanti dai mancati inserimenti in comunità e dalla diminuzione dei finanziamenti per nuovi progetti, determinano per noi una fase di grande difficoltà economica, da cui non sarà semplice riemergere.
Per continuare a portare avanti il nostro servizio permettendo alle ragazze allontanate dalla famiglia di avere una casa dove stare, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto.

AFFRONTIAMO UNITI QUESTA EMERGENZA SOCIALE, PER RICOSTRUIRE INSIEME UN FUTURO DI SPERANZA PER TUTTI E TUTTE.

Anche una piccola donazione è un grande gesto per noi

Cod.IBAN IT 34 I 05034 01631 0000 0001 2923

Banco BPM s.p.a

Causale: Emergenza Covid-19

Estate: per Villaluce quarta stagione educativa

L’estate a Villaluce non è solo divertimento, è molto di più! È crescita, scoperta, socializzazione, apprendimento. È una preziosa occasione per sperimentare esperienze spesso completamente nuove.

Dopo le fatiche dell’anno scolastico, che ha visto la promozione di un buon numero di ragazze, le giovani erano molto stanche, ma nello stesso tempo soddisfatte. Coloro che sono state “rimandate a settembre” si sono impegnate per recuperare e per colmare le lacune con l’aiuto dei volontari dello Spazio Giovani.

Le “prevacanze” sono arrivate quasi subito: la Comunità Educativa Libra, con l’équipe di educatrici al completo, è partita a giugno alla volta di Marina di Bibbona. Le educatrici e le ragazze hanno deciso di animare la vacanza con un gioco: si sono divise in due squadre, ognuna incaricata di compiti e sfide diverse. Ad esempio, una squadra si è preparata per fare da guida al gruppo durante la visita a Lucca, l’altra squadra è stata incaricata di presentare Pisa, e così hanno fatto anche con altri luoghi che il gruppo ha visitato. Tante sono state le attività, dalle lunghe biciclettate ai bagni in mare, che hanno visto “sfidarsi” le due squadre a suon di punti e penitenze.

A inizio luglio invece è stato il turno della “prevacanza” della Comunità Educativa Vela e di quella di Andromeda. Le ragazze di Vela, insieme alle loro educatrici, sono state in campeggio ad Ameglia (Liguria) godendosi la divertentissima animazione fornita dalla struttura: giochi, spettacoli e baby dance! La Comunità Educativa Andromeda ha scelto come destinazione un agriturismo semplice e accogliente, immerso nella natura dell’entroterra toscano, gestito da una fantastica nonnina che ha ospitato il gruppo con tanta cura e attenzione e si è molto affezionata alle ragazze: alla fine della vacanza, salutandole, si è commossa e le ha invitate a tornare ancora! Nella seconda metà di luglio, grazie all’ospitalità di un nostro amico Sacerdote, un intergruppo composto di 9 ragazze, 3 educatrici e un volontario ha vissuto l’opportunità di scoprire un’isola stupenda: l’Isola d’Elba!

Un secondo intergruppo è partito invece ad agosto per la Val Viola, dove una famiglia amica della nostra Associazione ha messo a disposizione la sua baita tra le montagne. Contemporaneamente il terzo intergruppo, composto dalle ragazze più grandi, è partito per un’esperienza di volontariato a Lourdes, presso la “Cité Saint-Pierre”, un luogo di accoglienza nato con l’obiettivo di ospitare le persone che, a causa dei pochi mezzi, non possono permettersi il costo di un albergo a Lourdes malgrado il loro profondo desiderio di soggiornare nel territorio dove è apparsa la Vergine Maria. La Cité è un luogo di fraternità per tutti, radicato nello spirito evangelico che presuppone accoglienza, gratuità, scambio, solidarietà, come Gesù li ha vissuti ed insegnati. Con questo spirito le nostre ragazze, accompagnate dalle educatrici, hanno fatto le volontarie in questa grande Casa, che ogni anno ospita 70.000 persone dal mondo intero.

Durante i periodi di permanenza a Milano, le ragazze sono state impegnate in programmi di studio personalizzati e di recupero materie scolastiche, sempre supportate dai volontari dello Spazio Giovani, e in gite e iniziative di un giorno fuori porta: al parco acquatico, a siti storici lombardi, a Stresa, al Mottarone…

Alcune ragazze inoltre si sono sperimentate anche in esperienze individuali: per esempio in campi estivi, o con le “famiglie amiche” di volontari, o presso i campi organizzati dall’Associazione Libera Contro le Mafie. Altre ragazze ancora hanno avuto l’opportunità di trascorrere qualche giorno con la propria famiglia. Infine, un numero significativo di giovani ha scelto di rimanere a Milano per svolgere uno stage estivo e per sviluppare le proprie competenze professionali.

Estate: una stagione per crescere!

L’estate a Villaluce non è solo divertimento, è molto di più!

Per le ragazze accolte infatti…

È CRESCITA, SCOPERTA, SOCIALIZZAZIONE, APPRENDIMENTO.



È una preziosa occasione per sperimentare esperienze spesso completamente nuove: gite culturali, l’apprendimento di una lingua straniera, tirocini, vacanze di gruppo, percorsi formativi, corsi sportivi.
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Associazione Gruppo di Betania Onlus

Iban: IT 70 A 08440 20400 0000 0002 8281 – Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza                              

Causale: attività estive 

Diario del nostro pellegrinaggio a Lourdes

Con questo “diario di bordo” le ragazze di Villaluce hanno voluto condividere i loro pensieri e il loro vissuto durante il pellegrinaggio a Lourdes.

Giovedì 28 marzo
Il nostro pellegrinaggio è iniziato alle 4 di un mattino di marzo, con partenza da Villaluce: siamo partite con i pranzi al sacco e il nostro zainetto fluorescente, uno a testa, regalato dalle educatrici. Siamo un gruppo molto particolare: ragazze, ex ragazze, operatori, volontari riempiono il pullman che ci avrebbe portato alla nostra destinazione. Il viaggio è lunghissimo (14 ore), ma tra pisolini, soste, giochi e lunghe conversazioni scorre abbastanza velocemente… Il momento più bello è stato quando Suor Brunella ha tirato fuori la chitarra e abbiamo cominciato a cantare tutte insieme. Gli adulti sono rimasti stupiti quando hanno visto che anche noi ragazze conosciamo canzoni come “Azzurro” e “Il gatto e la volpe”!

Alle otto di sera arriviamo a destinazione e ci rendiamo conto subito che non è un albergo ma un posto speciale, chiamato “Cité Saint-Pierre”. È un luogo di accoglienza, nato con l’obiettivo di ospitare le persone che, a causa dei pochi mezzi, non possono permettersi l’alloggio a Lourdes malgrado il loro profondo desiderio di raccogliersi nei luoghi di apparizione della Vergine Maria. È un luogo di fraternità per tutti, radicato nello spirito evangelico che presuppone accoglienza, gratuità, scambio, solidarietà, come Gesù stesso li ha vissuti ed insegnati. Con questo spirito i volontari ci accolgono per la cena, in questa casa che ogni anno ospita 70.000 persone dal mondo intero. Dopo cena e dopo la Messa, siamo crollate nei nostri letti… Che giornata lunga!

Venerdì 29 marzo
Ci svegliamo presto e, dopo la colazione, ci rechiamo alla cappella della Citè per la preghiera delle Lodi: ringraziamo della giornata che sta iniziando. Dopo la Messa, scendiamo in paese, al Santuario: entrare lì è emozionante, c’è un silenzio che dà un senso di pace… La prima meta della visita al Santuario sono le Piscine, è una tappa importante, immergersi nell’acqua che Bernadette ha trovato su invito della Madonna… L’acqua è davvero fredda (12 gradi!), le dame ti scortano nella tua passeggiata nella vasca sino in fondo, dove ti immergono sino al collo. Sarà l’emozione, sarà l’acqua fredda, ma è una sensazione davvero molto forte. Dopo facciamo un giro per visitare le chiese del Santuario. Risaliamo a Citè Saint Pierre per il pranzo e successivamente abbiamo una visita guidata della Citè. Alle 15.00 si riscende al santuario, andiamo a visitare la casa paterna di Bernadette (il Mulino di Bouly) e la casa il Cachot dove si sono trasferiti poiché rimasti in estrema povertà…infatti non è proprio una casa ma è una piccola porzione di carcere che è stato concesso alla famiglia Soubirous.

Iniziamo ad essere stanche perché per arrivare alle case abbiamo camminato molto. Tornate al Santuario abbiamo la nostra Messa alla Cripta del Santuario… ma ora siamo libere di fare shopping! È uno shopping particolare, non certo vestiti e trucchi, ma piccole Madonnine che possiamo andare a riempire con l’acqua benedetta. Risaliamo alla Citè, è l’ora della cena. Subito dopo cena ci ritroviamo per la nostra personale processione aux flambeaux. Qui è “bassa stagione”, quindi Lourdes è un po’ “tutta per noi”, è quasi deserta: questo ci aiuta a restare raccolti e vicini tra di noi. Noi ragazze non ne possiamo più di camminare!
L’idea di scendere con i flambeaux ci alletta, certo… ma poi si deve risalire!!! Suor Franca riconoscendo la nostra stanchezza ci promette che ci farà risalire con il taxi…allora andiamo!!!! Ma, alla fine, nessuna di noi ha voluto prendere il taxi, perché la fatica di camminare, pregare, stare, abbiamo voluto viverla insieme alle suore, agli operatori, agli amici di Villaluce….insieme nella fatica con un grande affetto che ci lega.

Sabato 30 marzo
Ci svegliamo alle 7.30, liberiamo le stanze e carichiamo le valigie sul pullman. Dopo la colazione abbiamo l’ultima Messa nella Cappella della Citè… Ciao Lourdes, Ciao Madonnina! Siamo tristi di partire, ma torneremo presto…
Sui muri della Citè, insieme alle riflessioni lasciate da tutti i pellegrini, abbiamo scritto alcune frasi: “abbiamo scoperto che camminare tanto, per giorni e giorni, accende la fede!!! Grazie per la vostra accoglienza”, “permanere nell’amore e rimanere fedeli agli insegnamenti di Dio come la pioggia feconda la terra e come gli animali riconoscono il dono della vita”.

delegazione giapponese in visita a Villaluce

Una visita dal Giappone

Il 22 e 23 agosto un gruppo di Parlamentari Giapponesi della Camera dei Rappresentanti del Giappone, membri di Commissioni Parlamentari Permanenti e nello specifico della Salute, Lavoro e Welfare, ha organizzato tramite la Segreteria Consolato Generale del Giappone una visita a Milano e Lombardia con l’appoggio della Regione Lombardia.

Il tema che hanno voluto trattare e di cui hanno parlato in Regione è stato quello dell’integrazione, delle politiche sociali e di assistenza sociale. Nello specifico hanno voluto un confronto su prevenzione e trattamento degli abusi e maltrattamenti sui minori, sulla collaborazione con enti esterni (pubblici e privati), sulla protezione verso i bambini più in generale e la loro assistenza.

La delegazione è stata accompagnata dai funzionari del Consolato Generale del Giappone a Milano: il Console Generale, il Console Generale Aggiunto, il Ricercatore Economico che, parlando italiano fluentemente, sono stati preziosi nell’assistenza linguistica. Dopo gli incontri in Regione con i Direttori Generali, i Funzionari delle Politiche Sociali e Welfare, la delegazione è arrivata in visita a Villaluce che, con la sua rete di comunità educative, alloggi per l’autonomia e progetti sperimentali, è stata individuata come una struttura interessante per il confronto richiesto.

Dal canto nostro siamo stati felici di accogliere nella nostra struttura educativa questo gruppo di Parlamentari giapponesi tramite alcune nostre figure professionali, con differenti ruoli e funzioni, in modo da presentare il peculiare lavoro pedagogico nella sua completezza. La loro visita si è rivelata molto proficua e molto piacevole, perché è stata una preziosa occasione che ha permesso uno scambio di esperienze e modalità di lavoro tra mondi culturali differenti, stimolando interesse, curiosità e desiderio di scambi reciproci.

progetto un'esperienza sotto l'albero natale 2018

Natale: un’esperienza sotto l’albero

Natale a Villaluce è un momento molto importante: per ragazze, operatori e suore rappresenta infatti un momento di condivisione, di riflessione e di scambio.
È un’occasione per le ragazze, e anche per noi, di ripensare all’anno appena trascorso, facendo un piccolo bilancio delle esperienze vissute e degli obiettivi raggiunti, e di esprimere desideri e propositi rispetto all’anno che sta per cominciare.

Alla luce di ciò che le ragazze ci hanno espresso, abbiamo pensato di mettere sotto l’albero un regalo speciale per ciascuna di loro. Vogliamo infatti donare a ogni giovane, a secondo le sue aspirazioni, un’esperienza culturale, sportiva o ludica. Un’esperienza che sia piacevole e nello stesso tempo formativa, utile a sviluppare un talento o valorizzare il bagaglio che ciascuna ragazza porta con sé nel suo cammino verso l’autonomia: una gita culturale in una città italiana, l’iscrizione a un corso di danza o di pittura, l’abbonamento al cinema o a teatro, la tessera per i musei.

Per realizzare questo sogno, abbiamo bisogno dell’aiuto di persone generose che, attraverso una donazione anche minima, contribuiscano all’acquisto di queste piccole grandi sorprese.

Aiutale a crescere! Contribuisci ad avverare un desiderio speciale

Cod. IBAN IT 70 A 08440 20400 0000 0002 8281
Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza
Causale: Natale 2017

ragazzi convegno uneba 2018

Il convegno nazionale di UNEBA

Un’importante occasione di confronto sull’infanzia e l’adolescenza

Il futuro dei ragazzi ci sta molto a cuore e sentiamo l’esigenza di lavorare insieme. Per questo vorremmo che tutti gli Enti e gli operatori che si occupano di bambini e adolescenti fossero protagonisti con noi di una preziosa occasione di incontro e formazione che ci sembra importante segnalare: il Convegno nazionale “Bambini e Ragazzi: quale futuro? Fra responsabilità e nuovi modelli di genitorialità per la Famiglia e per la Comunità”. È il Convegno che UNEBA in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania e la Scuola Superiore di Scienze dell’Educazione San Giovanni Bosco promuove a Catania nei giorni di giovedì 18, venerdì 19 e sabato 20 gennaio 2018.
UNEBA, Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza Sociale, è nata nel 1951 grazie all’Arcivescovo di Milano Montini, futuro Paolo VI. Associa molti dei più importanti Enti religiosi, Fondazioni e Organizzazioni del terzo settore, che operano in Italia nell’ambito delle opere sociali, sanitarie e riabilitative.
Suor Laura Airaghi, presidente di AGB Onlus, è Consigliere Nazionale UNEBA e Presidente della Commissione Minori Nazionale UNEBA.

convegno nazionale uneba 2018Il convegno sarà incentrato su alcune importanti e complesse tematiche riguardanti l’infanzia e l’adolescenza, quali ad esempio il disagio dei minori e delle famiglie oggi, l’importanza della prevenzione, l’integrazione sociale e sanitaria nei Servizi per Minori, i nuovi modelli di intervento psicomotorio e psicoeducativo. Tra le finalità dell’iniziativa è prevista la costituzione di Gruppi di lavoro che svilupperanno, in collaborazione con le Università presenti, una Rete Uneba Nazionale di cooperazione tra i vari Enti che si occupano di bambini e adolescenti, che ci permetta di essere più incisivi nell’interazione sociale e politica in questo momento storico. Obiettivi: sviluppare modelli di intervento sociale più efficaci, attivare nuove forme di sostegno progettuale ed economico per i servizi, avviare un’attività di formazione continua con chi opera nel settore e, infine, introdurre nuovi strumenti tecnologici in ambito psicoeducativo.

Suor Franca Maria, responsabile di Villaluce, condividerà l’esperienza di questa realtà per stimolare un confronto rispetto ai necessari cambiamenti legali, amministrativi e organizzativi per permettere alle comunità educative di continuare ad essere una risposta significativa ai bisogni in continua evoluzione degli adolescenti accolti in comunità.
L’occasione consentirà agli operatori del settore (educatori, psicologi, terapisti, assistenti sociali, formatori, dirigenti) di riflettere e di confrontarsi, insieme a ricercatori e studenti universitari, sullo stato attuale della tutela, dell’educazione, della formazione, dell’assistenza, della riabilitazione di bambini e
adolescenti in condizioni di povertà, rischio sociale, vulnerabilità o disabilità.

Il Convegno, nelle sessioni d’apertura e di chiusura, prevede un dialogo con le autorità locali e governative sui problemi più urgenti. I workshop di venerdì 18 pomeriggio saranno lo spazio di lavoro per la partecipazione attiva dei partecipanti.
Contribuisce all’organizzazione del Convegno la nostra operatrice Paola Lodovici, Presidente Commissione Minori Regione Lombardia UNEBA.