L’importanza del gruppo

Salve a tutti, con questa lettera vogliamo raccontare come abbiamo vissuto la quarantena nella Comunità Educativa Sestante. Viviamo in questa Comunità di Villaluce da circa 4 anni: essendo una realtà diversa e a volte poco considerata, ci tenevamo a far conoscere anche il nostro vissuto.

Come tutti sappiamo, il lockdown è stato un momento difficile e molto strano per tutti. Nonostante i mesi trascorsi completamente lontane dai nostri famigliari e amici siano stati duri, abbiamo scoperto l’importanza del gruppo come supporto e riscoperto la bellezza delle piccole cose.

In questi mesi ci è capitato più volte di vedere quanto il gruppo fosse fondamentale: una delle ragazze, per esempio, ha avuto la sfortuna di avere una polmonite nel bel mezzo dell’epidemia, niente di collegato al virus in circolazione non preoccupatevi! In ogni caso, questa situazione ha fatto emergere il gruppo come fonte primaria di allegria e supporto. La ragazza è stata in isolamento durante la quarantena per evitare ogni contatto e le altre pur di aiutare la compagna facevano cambi di letti, mangiavano tutte in cucina, seppur piccola, e quando passavano dalla sala si fermavano a parlare con lei anche se attraverso la porta – come per dire: “Hey, io ci sono!”. Questo episodio forse è stato il più drastico, ma è per farvi capire come il gruppo, anche nelle situazioni più fastidiose e difficili, sia sempre stato capace di aiutare e supportare. Ad un certo punto della quarantena, però, stava diventando tutto troppo pesante: per esempio, stare sempre insieme alle stesse persone, seguire le video lezioni oppure il fatto di fare la psicoterapia in casa. Per quanto grande fosse la casa, infatti, non c’era abbastanza intimità per parlare liberamente delle nostre questioni private, anche se confrontandoci tra di noi abbiamo cercato di rispettare il più possibile ognuna gli spazi delle altre. Oltre alle cose difficili, abbiamo potuto scoprire tante parti di noi stesse, delle compagne e educatrici.

Crediamo che questa quarantena sia servita molto a farci riflettere e farci prendere una pausa dalla frenesia di Milano. Anche se a volte è stato davvero faticoso, abbiamo avuto il modo di fermarci e guardarci dentro e attorno. Prima di questa esperienza, avevamo smesso di credere nel gruppo e all’inizio della quarantena ci siamo un po’ isolate senza condividere le nostre fatiche. Portarsi tutti i pesi da soli però è difficile in qualsiasi caso e, proprio quando pensavamo che i rapporti fossero superficiali, le ragazze e le educatrici ci hanno dimostrato il contrario: dalla compagna che ti porta il caffè quando studi troppo, a quella che ti parla quando non riesci a dormire o quella che apposta ti stuzzica per farti un po’ ridere. Le educatrici hanno cercato di comprendere le nostre fatiche e parlarci anche una ad una e questo ha aiutato molto nel rapporto individuale con loro. Ci siamo aiutate, venute incontro e un po’ “modificate” a vicenda e la cosa più bella è che non l’abbiamo nemmeno fatto apposta: nella nostra spontaneità di fare dei piccoli gesti, ci siamo aiutate in grande.

Sicuramente sarà un anno che non dimenticheremo: se pensiamo alla quarantena ci vengono in mente le sere a ballare tra di noi, quelle a parlare di cose serie e non, i 2 compleanni festeggiati qui in casa, le risate, gli abbracci, i pianti.
Ci porteremo dentro tutto perché, per quanto faticosa, questa quarantena ci ha regalato e insegnato molto: siamo più consapevoli, sentiamo maggiormente l’affetto delle nostre compagne ed educatrici, viviamo la vita fuori diversamente e, tornando a casa, sappiamo che qualsiasi cosa possa succedere fuori, a Casa andrà tutto bene.

Un saluto dalle ragazze della Comunità Educativa Sestante.

In tempo di pandemia, parole straordinarie

Sul sagrato di una Piazza San Pietro completamente vuota, Papa Francesco è solo, all’imbrunire, sotto la fitta pioggia di una città colpita. Un’immagine mai vista prima. È il 27 marzo e l’Italia sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua Storia, sicuramente il più drammatico dalla seconda Guerra Mondiale: proprio qui ed ora il Papa, vicario di Cristo e messaggero di Dio, vuole far sentire la sua preghiera per un pianeta alle prese con un nemico invisibile. L’omelia, che si conclude con un atto di affidamento a Maria, ci ha colpito profondamente per il suo significato e per le forti, addolorate, straordinarie parole che Bergoglio ha usato per esprimerlo. Vogliamo ricordarne alcune con voi:

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera.  Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti.

Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. (…) Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. 
In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. (…)

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Emergenza covid 19

Emergenza Sanitaria = Emergenza Sociale

In questo momento così difficile e delicato, AGB Onlus non ferma la sua missione.

Infatti, per lo specifico servizio che offriamo in risposta ad un mandato sociale, umano, spirituale, l’attività non si può interrompere e continuiamo a portare avanti la nostra opera con ancora più dedizione e impegno di prima.
Per le più di 70 ragazze accolte in AGB –  Villaluce, Casa del Sorriso ed Omada –  “stare a casa” significa stare in Comunità o negli appartamenti sul territorio o negli alloggi verso l’autonomia, con un nuovo gruppo di compagne di avventura e l’équipe di educatrici.

La gestione dell’emergenza ci ha costretti a pensare a come sviluppare un sistema di precauzioni, a ripensare all’uso degli spazi, alla gestione del tempo, all’organizzazione delle attività scolastiche ed extra-scolastiche, alle strutturazioni delle équipe educativa, ad un modo diverso di relazionarci “come gruppo” senza dimenticare gli obiettivi dei Progetti personali di ciascuna giovane.
Questo ha comportato spese ingenti per la nostra Associazione, che ha voluto mettere in campo tutte le azioni possibili per tutelare la salute delle ragazze e delle educatrici: dalla dotazione di dispositivi di protezione individuale alla sanificazione degli spazi, dal potenziamento delle reti wi-fi all’acquisto di pc e tablet per permettere alle giovani di continuare a seguire i loro percorsi scolastici.

I costi che stiamo affrontando, sommati alle perdite derivanti dai mancati inserimenti in comunità e dalla diminuzione dei finanziamenti per nuovi progetti, determinano per noi una fase di grande difficoltà economica, da cui non sarà semplice riemergere.
Per continuare a portare avanti il nostro servizio permettendo alle ragazze allontanate dalla famiglia di avere una casa dove stare, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto.

AFFRONTIAMO UNITI QUESTA EMERGENZA SOCIALE, PER RICOSTRUIRE INSIEME UN FUTURO DI SPERANZA PER TUTTI E TUTTE.

Anche una piccola donazione è un grande gesto per noi

Cod.IBAN IT 34 I 05034 01631 0000 0001 2923

Banco BPM s.p.a

Causale: Emergenza Covid-19

Estate: una stagione per crescere!

L’estate a Villaluce non è solo divertimento, è molto di più!

Per le ragazze accolte infatti…

È CRESCITA, SCOPERTA, SOCIALIZZAZIONE, APPRENDIMENTO.



È una preziosa occasione per sperimentare esperienze spesso completamente nuove: gite culturali, l’apprendimento di una lingua straniera, tirocini, vacanze di gruppo, percorsi formativi, corsi sportivi.
Leggi la scheda del Progetto »

Condividi con noi i loro progetti. Aiutale anche tu ad avere fiducia nelle proprie capacità e a costruire insieme un futuro di speranza!

Associazione Gruppo di Betania Onlus

Iban: IT 70 A 08440 20400 0000 0002 8281 – Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza                              

Causale: attività estive 

Chi me lo fa fare!

Ha preso il via un nuovo cammino di formazione per i Volontari de “Il Melograno Onlus”, pensato per ravvivare la passione nel servizio alle nostre ragazze da parte di chi da anni o da pochi mesi offre tempo e amorevole dedizione. L’idea di rinnovarci è nata semplicemente dall’ascolto di ciascuno di loro. Ci siamo suddivisi in piccoli gruppi condotti dalla responsabile del Servizio di Volontariato e da altri educatori di AGB. Chi volesse aggiungersi è ancora in tempo! Ci raccontiamo esperienze passate e in corso, criticità ed elementi positivi, mettendo a fuoco i punti essenziali del modello educativo di Villaluce, aiutati da alcune indicazioni del Progetto Istituzionale di AGB e dagli strumenti di lavoro dei nostri educatori. Sono previsti anche momenti di confronto con esperienze o modelli educativi di altre realtà, che ci offriranno nuovi spunti di riflessione. Da dove partire? Dalla domanda di fondo che è necessario porci continuamente e che prima o poi anche le ragazze rivolgono ad ogni volontario: “Chi te lo fa fare?”.

Ecco alcuni pensieri emersi nei primi incontri:

“Il mio servizio a Villaluce? Potrei riassumerlo così: la gioia di condividere con un’adolescente un pezzetto di cammino verso la sua vita adulta (Laura).”

“Ogni volta torniamo a casa stracotti, non possiamo negarlo, ma non lo facciamo vedere, tantomeno ai figli… A loro diciamo che ci prendiamo il mercoledì sera come la nostra serata di coppia, come se Lucia ed io ce ne andassimo al ristorante o al cinema…Poi quello che facciamo è un affare nostro. E noi pensiamo che questa esperienza sia un’ottima occasione per non chiuderci nella nostra vita di famiglia ma allargare il cuore sull’umanità, e di sicuro per noi è un grande dono (Lucia e Servilio)”.

“Dio me lo fa fare. Ed è un dono. Io non ho grandi contatti con la realtà delle ragazze. Ma mi sento parte della loro vita. Magari in sordina caricando e scaricando derrate alimentari. Ma sapendo ed immaginando di aver umilmente partecipato alla gioia di vivere un pranzo o una cena in serenità. Noi della colletta alimentare siamo grati anche a quelli che preparano i bancali con attenzione e cura senza conoscere le realtà dove quei prodotti finiranno”. “Oggi il termine rete identifica una struttura intercomunicante diffusa, ma a volte spersonalizzata. Qui c’è di più. Qui io ho trovato comunione! Nei progetti, nell’organizzazione, nella struttura, nelle persone, ma soprattutto negli sguardi loro e nostri. Nel salutarci, nello scambiare due chiacchiere. Insomma nell’esserci. Perché lo faccio? Perché io sono come loro e le ragazze sono come me. Ognuno con le sue mansioni, ma tutti insieme parte di un unico progetto (Luca).”

Diario del nostro pellegrinaggio a Lourdes

Con questo “diario di bordo” le ragazze di Villaluce hanno voluto condividere i loro pensieri e il loro vissuto durante il pellegrinaggio a Lourdes.

Giovedì 28 marzo
Il nostro pellegrinaggio è iniziato alle 4 di un mattino di marzo, con partenza da Villaluce: siamo partite con i pranzi al sacco e il nostro zainetto fluorescente, uno a testa, regalato dalle educatrici. Siamo un gruppo molto particolare: ragazze, ex ragazze, operatori, volontari riempiono il pullman che ci avrebbe portato alla nostra destinazione. Il viaggio è lunghissimo (14 ore), ma tra pisolini, soste, giochi e lunghe conversazioni scorre abbastanza velocemente… Il momento più bello è stato quando Suor Brunella ha tirato fuori la chitarra e abbiamo cominciato a cantare tutte insieme. Gli adulti sono rimasti stupiti quando hanno visto che anche noi ragazze conosciamo canzoni come “Azzurro” e “Il gatto e la volpe”!

Alle otto di sera arriviamo a destinazione e ci rendiamo conto subito che non è un albergo ma un posto speciale, chiamato “Cité Saint-Pierre”. È un luogo di accoglienza, nato con l’obiettivo di ospitare le persone che, a causa dei pochi mezzi, non possono permettersi l’alloggio a Lourdes malgrado il loro profondo desiderio di raccogliersi nei luoghi di apparizione della Vergine Maria. È un luogo di fraternità per tutti, radicato nello spirito evangelico che presuppone accoglienza, gratuità, scambio, solidarietà, come Gesù stesso li ha vissuti ed insegnati. Con questo spirito i volontari ci accolgono per la cena, in questa casa che ogni anno ospita 70.000 persone dal mondo intero. Dopo cena e dopo la Messa, siamo crollate nei nostri letti… Che giornata lunga!

Venerdì 29 marzo
Ci svegliamo presto e, dopo la colazione, ci rechiamo alla cappella della Citè per la preghiera delle Lodi: ringraziamo della giornata che sta iniziando. Dopo la Messa, scendiamo in paese, al Santuario: entrare lì è emozionante, c’è un silenzio che dà un senso di pace… La prima meta della visita al Santuario sono le Piscine, è una tappa importante, immergersi nell’acqua che Bernadette ha trovato su invito della Madonna… L’acqua è davvero fredda (12 gradi!), le dame ti scortano nella tua passeggiata nella vasca sino in fondo, dove ti immergono sino al collo. Sarà l’emozione, sarà l’acqua fredda, ma è una sensazione davvero molto forte. Dopo facciamo un giro per visitare le chiese del Santuario. Risaliamo a Citè Saint Pierre per il pranzo e successivamente abbiamo una visita guidata della Citè. Alle 15.00 si riscende al santuario, andiamo a visitare la casa paterna di Bernadette (il Mulino di Bouly) e la casa il Cachot dove si sono trasferiti poiché rimasti in estrema povertà…infatti non è proprio una casa ma è una piccola porzione di carcere che è stato concesso alla famiglia Soubirous.

Iniziamo ad essere stanche perché per arrivare alle case abbiamo camminato molto. Tornate al Santuario abbiamo la nostra Messa alla Cripta del Santuario… ma ora siamo libere di fare shopping! È uno shopping particolare, non certo vestiti e trucchi, ma piccole Madonnine che possiamo andare a riempire con l’acqua benedetta. Risaliamo alla Citè, è l’ora della cena. Subito dopo cena ci ritroviamo per la nostra personale processione aux flambeaux. Qui è “bassa stagione”, quindi Lourdes è un po’ “tutta per noi”, è quasi deserta: questo ci aiuta a restare raccolti e vicini tra di noi. Noi ragazze non ne possiamo più di camminare!
L’idea di scendere con i flambeaux ci alletta, certo… ma poi si deve risalire!!! Suor Franca riconoscendo la nostra stanchezza ci promette che ci farà risalire con il taxi…allora andiamo!!!! Ma, alla fine, nessuna di noi ha voluto prendere il taxi, perché la fatica di camminare, pregare, stare, abbiamo voluto viverla insieme alle suore, agli operatori, agli amici di Villaluce….insieme nella fatica con un grande affetto che ci lega.

Sabato 30 marzo
Ci svegliamo alle 7.30, liberiamo le stanze e carichiamo le valigie sul pullman. Dopo la colazione abbiamo l’ultima Messa nella Cappella della Citè… Ciao Lourdes, Ciao Madonnina! Siamo tristi di partire, ma torneremo presto…
Sui muri della Citè, insieme alle riflessioni lasciate da tutti i pellegrini, abbiamo scritto alcune frasi: “abbiamo scoperto che camminare tanto, per giorni e giorni, accende la fede!!! Grazie per la vostra accoglienza”, “permanere nell’amore e rimanere fedeli agli insegnamenti di Dio come la pioggia feconda la terra e come gli animali riconoscono il dono della vita”.

logo Uneba

Minori, mancano fondi per le Comunità

Riportiamo un passo tratto da un appello scritto dalla commissione Uneba Minori lombarda, che segnala grande preoccupazione alla luce dell’attuale convenzione con il comune di Milano

In un clima economico e sociale sempre più teso, il riconoscimento dei diritti e la tutela dei bambini e dei ragazzi si scontra con il problema delle risorse, rischiando di svanire tra le priorità dell’agenda politica. Uneba rappresenta e dà voce ad una rete di realtà storiche del privato sociale che si occupano quotidianamente di famiglie e minori, e per questo motivo desidera sollecitare un dibattito civile e politico sul tema dei diritti di cura del minore in comunità, per l’ormai evidente difficoltà di molti Enti associati a sostenere adeguatamente i giovani più bisognosi della città di Milano.

Gli operatori del “Terzo settore” si impegnano da sempre affinché, anche quando inevitabile, l’allontanamento temporaneo dalla famiglia sia il più breve possibile: si prendono cura dei bisogni di crescita dei giovani, collaborano con il Tribunale e i Servizi sociali a cui i minori sono affidati e sostengono le famiglie fragili da cui provengono, perché possano quanto prima riprendere appieno le loro funzioni educative. Permettere ad ogni ragazzo di vivere nella propria famiglia è un valore e un obiettivo condiviso da tutti i professionisti che operano per la loro tutela.

Le Comunità vengono attivate quando le difficoltà familiari possono iniziare a rappresentare un serio e accertato pregiudizio per la salute e il diritto di crescere del minore, accogliendo ragazzi, famiglie, storie di vita, culture differenti. Si occupano di adolescenti da accompagnare ad un’autonomia personale e sociale, di bambini che necessitano di famiglie affidatarie, di ragazzi “non accompagnati” e, non ultimi, quelli che potrebbero ritornare in famiglia, a condizione di aiutarla a superarne le fragilità

#contagiamoci

#Contagiamoci! il confronto che genera speranza

Grazie all’invito di Fondazione Cattolica Assicurazioni, nostro partner in un importante progetto, il 23 e il 24 novembre 2018 abbiamo partecipato a “Contagiamoci!”, una preziosa occasione di confronto e riflessione nella suggestiva cornice della città di Verona.

#Contagiamoci! è più di un semplice evento: è il nome della rete composta da realtà di tutta Italia protagoniste nel settore del no profit che hanno dato vita a progetti a favore del benessere della comunità e ad imprese sociali in grado di autosostenersi e di creare lavoro in contesti complessi e delicati. È un network aperto e in costante crescita ed evoluzione, che vede la partecipazione di oltre 130 realtà che si danno appuntamento ogni anno all’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa per scambiarsi saperi e buone prassi, per riflettere sui valori condivisi e per generare concrete sinergie.

L’iniziativa prevedeva due intensi giorni di interventi di professionisti ed esperti, workshop, tavoli tematici e testimonianze intorno a un tema che ci sta molto a cuore: “Il rischio della libertà” – a sottolineare come oggi, in una società individualista e priva di ogni senso di appartenenza, sia davvero difficile perseguire la libertà intesa come autodeterminazione, libertà di pensiero, di movimento, libertà di aprirsi e accogliere. Dagli incontri in calendario è nata un’attenta analisi critica della società attuale, la speranza che sia possibile invertire la rotta e promuovere un’economia sana ed inclusiva e altri numerosi spunti su cui lavorare nel corso del prossimo anno e da cui partire per sviluppare progetti generativi.

Questa preziosa esperienza ci ha permesso di sviluppare e nutrire relazioni all’interno di una rete di realtà no profit eterogenea e stimolante, di rileggere ciò che facciamo quotidianamente attraverso i vissuti degli altri partecipanti e di trovare nuove risposte a nuovi bisogni.

Il bene è davvero contagioso!

campo estivo Pime

Basta mettersi in gioco…

L’estate può essere il momento buono per dare una nuova sfumatura alla propria vita.

Due ragazze di Villaluce si sono messe in gioco scegliendo di aderire a due proposte del Pime. La prima esperienza scelta da Carla e Francesca è il Campo di Incontro – Lavoro a Busto Arsizio all’insegna dell’accoglienza e del lavoro di squadra, caratterizzata da mattine ricche di attività formative, di condivisione e giochi educativi. E il pomeriggio…olio di gomito! tra sgomberi e traslochi in cui è stato radunato tutto l’usato che sono riusciti a trovare, per poi rivenderlo nel loro mercatino devolvendo i proventi a sostegno delle missioni del Pime. Le giovani si sono coinvolte nelle attività con tutte le persone presenti, sia coetanei che non, in modo partecipato e molto socievole. Si sono rese disponibili sia per curare i bambini piccoli che per aiutare le persone più anziane. Durante i momenti laboratoriali e di riflessione si sono confrontate con i coetanei e con gli adulti presenti lasciandosi consolare nei momenti più difficili, come ad esempio quando hanno riflettuto sulla tematica della “casa”. Il campo infatti è stato chiamato Rincasare dove la casa non è una questione di mattoni ma di amore. Argomento molto delicato per le ragazze, che si sono dovute confrontare sul tema del “costruire, relazionarsi, abitare, accogliere…”. Nonostante la difficoltà non si sono sottratte alla condivisione. Ci sono state anche occasioni più ludiche in cui hanno mostrato tutta la loro simpatia ed energia, in particolare durante i vari momenti dedicati al ballo.

Francesca ha chiesto di partecipare a una ulteriore esperienza, chiamata dall’Associazione “A Gonfie Vele”: WOW – Week Of the World, ovvero Settimana di Mondialità. Si tratta di una settimana di convivenza organizzata con giovani di età compresa tra i 15 e 19 anni provenienti da numerosi paesi del mondo (..Israele, Macedonia, Brasile, Egitto, Giappone, Uganda, Polonia, Algeria..). Tale proposta ha previsto incontri e dialoghi in un tempo di confronto con ragazze e ragazzi provenienti da tutto il mondo. Il gruppo di giovani, guidato da educatori, è stato stimolato a confrontarsi sul tema: “L’uno per l’atro” attraverso attività di laboratorio di matrice educativa, formativa, ludica e testimonianze e uscite sul territorio. Questa è stata per i ragazzi un’importante occasione di crescita, una opportunità per ricercare la bellezza e la ricchezza dell’incontro con l’altro. Le attività proposte, ispirate all’intreccio narrativo del Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery, hanno aiutato i giovani ad approfondire alcuni temi fondanti l’umano, trasversali a tutte le latitudini come testimoniato dalla presenza straniera di buona parte dei partecipanti. Tra i più significativi, il valore del prendersi cura, il tempo come elemento fondante delle relazioni, la libertà come dono più grande, saper vedere con il cuore l’essenziale.

Entrambe le ragazze hanno espresso il desiderio di continuare a frequentare le proposte del Pime, perché oltre ad essersi sentite accolte e arricchite, si sono anche divertite.

fare rete articolo di madre teresa gospar

Fare rete…imparare a lavorare insieme

Essere in tanti non è sempre una risorsa: se si è molte individualità solo aggregate, si può rischiare di fare un complesso di cammini che viaggiano in parallelo, senza incontrarsi mai e soprattutto senza costruire nulla insieme.
Noi, invece, educatori religiosi e laici di Villaluce, uniti dall’unico carisma di Gesù Crocifisso e Risorto, vogliamo fare del nostro essere tanti e diversi una rete che sa rischiare. Obiettivo: avere una direzione comune, un progetto condiviso, nella fatica e nella ricchezza di conoscersi, confrontarsi, camminare insieme. Solo così le nostre ragazze possono crescere e maturare, come ci ricordano le parole di madre Teresa.

“Famiglie, reti di famiglie, comunità residenziali, centri aggregativi, scuole, parti sociali, associazioni culturali, società sportive, gruppi di volontariato, referenti di parrocchie insieme agli operatori dei servizi comunali (centri socioculturali, biblioteche, servizi sociali, spazi giovanili…) e alle molteplici agenzie educative…tutti siamo chiamati ad assumerci la responsabilità di accompagnare una giovane nel scegliere la propria strada, nel costruire la propria originalità in autonomia e nel dialogo con gli altri, senza aderire passivamente a copioni prestabiliti. Occorre, però, garantire le condizioni che rendano possibile l’assunzione della responsabilità: educativa, sociale, politica. Questi obiettivi possono essere raggiunti solo se condividiamo la consapevolezza che tutti siamo nodi di una rete che, pragmaticamente, si costruisce e ricostruisce, di volta in volta, in funzione dei bisogni delle giovani e del loro diritto di crescere. In questa rete indispensabile e fondamentale è il ruolo della famiglia d’origine, quale essa sia.

La storia di ogni ragazza è inesorabilmente connessa a quella della propria famiglia e, in maniera più allargata, del proprio contesto sociale. Chiedere a una giovane di sostenere cambiamenti significativi operando solo nei suoi confronti – credetemi – rende vano ogni sforzo, perché la ragazza, quotidianamente, si troverà a fare i conti con le proprie RADICI e a misurarsi con quanto la famiglia le ha trasmesso!
Sì, anche nelle situazioni che ci sembrano più compromesse!!! La rinuncia al lavoro con la famiglia indurrà inevitabilmente la giovane ad assumere comportamenti antisociali, con una riproduzione delle problematiche originarie, contribuendo ad ampliare il disagio sociale piuttosto che a contenerlo. Bisogna, dunque, strategicamente, recuperare, lavorare e supportare, in ogni modo, la relazione con la famiglia da cui l’adolescente proviene. Occorre, dunque, incentivare un reciproco investimento tra reti sociali e pubbliche istituzioni, cercando di rispettare e valorizzare le specifiche competenze, anziché continuare a sottolineare le inevitabili deficienze.

Per realizzare ciò ritengo che ogni operatore debba mettersi nell’ottica di un lento e faticoso lavoro di presa di contatti, di dialoghi e confronti, di reciproco ascolto, con i rappresentanti di agenzie educative al fine di promuovere la convergenza di interessi e l’integrazione di risorse attorno a queste questioni, senza avere la pretesa di voler in tal modo risolvere tutti i problemi, ma convinti che la posta in gioco è alta perché si tratta di futuro, nostro e della società…

Insomma, mi sento di dover sottolineare che il processo di maturazione di qualsiasi individuo passa attraverso il rischio del continuo confronto con gli altri, con la realtà, con le esperienze; dove la fatica e la gioia della conquista di piccole ma fondamentali tappe di crescita, insegneranno al giovane ad affrontare la vita con speranza perché sicuro che, anche negli inevitabili errori o cadute 
– da affrontare e trasformare – sarà possibile ritrovare nuove opportunità di realizzazione”.